Il caso spiegato

Il report Occhi aperti di Libera e la cosiddetta Corruzione 2.0: nuove forme di scambio illecito

7 min di lettura · Aggiornato a giugno 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa

Di recente, l'associazione Libera ha presentato l'aggiornamento del report Occhi aperti, un'analisi dettagliata relativa a 451 episodi di corruzione mappati tra il 2022 e il 2026. Secondo quanto emerso dalla stampa nazionale, il fenomeno delinea una cosiddetta Corruzione 2.0, in cui la tradizionale dazione di denaro in contanti cede il passo a consulenze fittizie, partecipazioni societarie e assunzioni clientelari, interessando trasversalmente la fase delle indagini e delle udienze preliminari sull'intero territorio nazionale. Il presente articolo approfondisce l'evoluzione del fenomeno corruttivo attraverso l'esame delle fattispecie penali e della responsabilità da reato degli enti, offrendo infine un caso gemello a scopo didattico volto a illustrare le dinamiche difensive a fronte dello scambio di utilità immateriali.

Il report Occhi aperti di Libera e la cosiddetta Corruzione 2.0: nuove forme di scambio illecito

In sintesi

Il contributo analizza l'evoluzione della corruzione sistematica in Italia sulla base dei dati 2026 del report di Libera. Il fenomeno si sta progressivamente spostando dalla dazione di contanti al conferimento di utilità professionali e societarie, rendendo particolarmente complessa la prova del sinallagma corruttivo. Vengono esaminati gli articoli 318 e 319 del codice penale, il D.Lgs. 231/2001 e il ruolo dell'ANAC nel nuovo Codice dei contratti pubblici, fornendo indicazioni operative ai professionisti sulla gestione delle consulenze a rischio.

  1. Il fatto

    Secondo quanto riportato da quotidiani quali La Repubblica e Avvenire, il report Occhi aperti di Libera documenta una trasformazione radicale delle condotte illecite nella Pubblica Amministrazione. Non si tratta di episodi isolati, bensì di una casistica diffusa incentrata sulla creazione di un sistema di vasi comunicanti tra settore pubblico e privato.

    Nel 40% dei 451 casi analizzati, attualmente per lo più nella fase delle indagini preliminari o dell'udienza preliminare, lo scambio illecito non avviene mediante dazione di denaro contante. Le Procure della Repubblica contestano l'affidamento di consulenze fittizie a congiunti dei funzionari, l'ingresso nelle compagini societarie delle imprese favorite negli incanti e la promessa di assunzioni. Il settore maggiormente interessato è quello dei lavori pubblici, con specifico riferimento alle procedure accelerate connesse ai fondi del PNRR.

  2. Le norme in gioco

    La disciplina cardine è rappresentata dall'art. 318 c.p. (corruzione per l'esercizio della funzione), che punisce il pubblico ufficiale che riceva indebitamente, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità. Qualora la dazione o la promessa sia finalizzata al compimento di un atto contrario ai doveri d'ufficio, trova applicazione l'art. 319 c.p., che prevede sanzioni edittali nettamente più severe.

    Di fondamentale rilievo è la responsabilità da reato degli enti di cui al D.Lgs. 231/2001: ove il reato corruttivo sia commesso nell'interesse o a vantaggio della società, l'ente è soggetto a pesanti sanzioni pecuniarie e interdittive. Nel settore degli appalti pubblici assumono rilevanza l'art. 211 del D.Lgs. 36/2023 (Codice dei contratti pubblici), concernente i poteri di vigilanza e sollecitazione dell'ANAC, e l'art. 32 del D.L. 90/2014 (conv. in L. 114/2014), che consente il commissariamento straordinario dell'impresa in presenza di gravi anomalie o condotte illecite.

  3. Cosa dice la giurisprudenza

    La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che la nozione di altra utilità comprende qualsiasi vantaggio, sia patrimoniale sia non patrimoniale, oggettivamente apprezzabile e idoneo a soddisfare un interesse personale del pubblico ufficiale, inclusi i benefici occupazionali o professionali accordati a terzi.

    In materia di consulenze, la Corte di Cassazione ha precisato che anche una prestazione parzialmente eseguita o formalmente adempiuta può integrare il reato di corruzione qualora il compenso risulti manifestamente sproporzionato rispetto ai valori di mercato, ponendosi quale prezzo del consenso o dell'asservimento della funzione. La giurisprudenza amministrativa ha inoltre confermato che i rilievi e gli atti di vigilanza dell'ANAC costituiscono idoneo presupposto per l'esercizio dei poteri di autotutela da parte della stazione appaltante.

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  5. Cosa insegna ai professionisti

    In primo luogo, si rileva la necessità per i consulenti di raccomandare l'adozione e l'aggiornamento dei modelli organizzativi 231, integrando specifici protocolli di controllo sulle procedure di conferimento degli incarichi esterni, con particolare riguardo a soggetti legati da vincoli di parentela con pubblici funzionari. In secondo luogo, appare opportuno documentare preventivamente la congruità del corrispettivo mediante idonea analisi di mercato prima della sottoscrizione di contratti a rischio.

    Risulta altresì fondamentale conservare una dettagliata documentazione probatoria in ordine alle prestazioni concretamente svolte, onde respingere contestazioni relative alla presunta fittizietà dell'incarico. Infine, i professionisti legali devono vigilare sulla tracciabilità del processo decisionale nelle procedure ad evidenza pubblica, garantendo che ogni valutazione discrezionale sia adeguatamente e tecnicamente motivata.

Riferimenti: Articolo 318 Codice PenaleArticolo 319 Codice PenaleDecreto Legislativo 231/2001Decreto Legislativo 36/2023Legge 114/2014

Avv. Federico Papa
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Domande frequenti

Quali sono le pene per la corruzione tramite consulenze fittizie?

Le sanzioni detentive per le persone fisiche vanno da tre a otto anni di reclusione per la corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.) e da sei a dieci anni di reclusione per la corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319 c.p.), a cui si aggiungono le pene accessorie interdittive e le sanzioni a carico dell'ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

Un'azienda può essere sanzionata se un dipendente corrompe un funzionario?

Sì. Ai sensi del D.Lgs. 231/2001, la società risponde penalmente e amministrativamente se il reato è commesso nel suo interesse o a suo vantaggio da soggetti apicali o sottoposti, salvo che dimostri di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, un modello di organizzazione e gestione idoneo a prevenire reati della specie verificatasi.

Quando una consulenza viene considerata una cosiddetta mazzetta o dazione illecita?

Un incarico professionale viene qualificato come dazione illecita qualora sia del tutto privo di prestazione reale oppure quando il compenso risulti palesemente sproporzionato rispetto ai valori di mercato e alla complessità dell'attività, rivelando la natura di schermo negoziale per la remunerazione del pubblico funzionario.

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