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Obblighi di trasparenza per gli studi legali nell'uso dell'AI: conformità al Regolamento (UE) 2024/1689 e alla Legge 132/2025
3 min di lettura · Aggiornato a luglio 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa
L'adozione di sistemi di intelligenza artificiale (AI) all'interno degli studi legali italiani sta attraversando una trasformazione normativa decisiva. Il quadro regolatorio è oggi definito dall'intersezione tra il Regolamento (UE) 2024/1689, noto come AI Act, e la normativa nazionale di attuazione rappresentata dalla Legge 132/2025. Queste disposizioni introducono stringenti obblighi di trasparenza volti a garantire che l'integrazione tecnologica non comprometta la tutela del cliente e la correttezza della prestazione professionale. Il nucleo della disciplina si fonda sul bilanciamento tra l'innovazione degli strumenti di automazione e il dovere di informativa, imponendo ai professionisti un'accurata revisione delle procedure interne e della contrattualistica relativa al conferimento dell'incarico.
In sintesi
L'integrazione dell'AI negli studi legali è oggi disciplinata dal Regolamento (UE) 2024/1689 e dalla Legge 132/2025. L'analisi esamina gli obblighi di informativa verso i clienti, la trasparenza nei contenuti generati e la responsabilità civile dell'avvocato. Attraverso il principio della riserva di umanità, il legislatore impone un controllo rigoroso, delineando i confini tra assistenza algoritmica e redazione professionale, con particolare attenzione alla tutela della riservatezza e al dovere di diligenza richiesto dal Codice Deontologico Forense.
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I Fatti: Il quadro normativo combinato
L'articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689 impone l'obbligo di informare le persone fisiche quando interagiscono con sistemi di AI, come i chatbot. Parallelamente, la Legge 132/2025 designa AgID e ACN quali autorità di vigilanza, introducendo all'articolo 7 l'obbligo specifico per l'avvocato di dichiarare l'uso di AI decisionale o generativa nell'atto di conferimento dell'incarico.
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Letture e Interpretazioni: Assistente o Sostituto?
Il Consiglio Nazionale Forense (CNF) qualifica l'AI come un mero assistente e mai come un sostituto del professionista, integrando tali obblighi nel Codice Deontologico Forense. La dottrina dibatte se l'obbligo di etichettatura dei testi riguardi unicamente i contenuti destinati al pubblico o anche gli atti giudiziari, nei quali la paternità intellettuale dell'avvocato rimane prevalente.
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Vantaggi della Trasparenza (PRO)
La trasparenza nell'impiego dell'AI tutela il cliente e riduce i rischi reputazionali connessi a eventuali errori del software, quali le cosiddette allucinazioni. Una comunicazione chiara rafforza la responsabilità professionale e agevola la tracciabilità delle decisioni in sede di contenzioso sulla responsabilità dell'avvocato.
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Criticità e Svantaggi (CONTRO)
L'adeguamento comporta un appesantimento burocratico che grava in modo particolare sugli studi di minori dimensioni. Sussiste inoltre il rischio che il valore percepito della prestazione legale diminuisca qualora il cliente attribuisca l'esito al software anziché alla verifica umana finale.
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5.Implicazioni Pratiche: Dalla Lettera al Registro
Gli studi devono aggiornare le lettere di incarico e, nelle strutture più complesse, istituire un registro delle attività svolte mediante AI. La Legge 132/2025 richiede inoltre che il responsabile dei sistemi di AI possegga competenze certificate per monitorare distorsioni e malfunzionamenti.
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Punti Controversi: La soglia di rilevanza
Non è ancora stata definita la soglia oltre la quale l'impiego dell'AI richieda l'informativa obbligatoria: l'utilizzo di strumenti di ricerca o di correttori grammaticali avanzati è equiparato a sistemi di redazione integrale degli atti? L'assenza di un chiaro criterio normativo genera incertezza operativa.
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Responsabilità: La Riserva di Umanità
La Legge 132/2025 ribadisce che l'impiego dell'AI non esonera l'avvocato da responsabilità civile. Il principio della riserva di umanità conforma l'adempimento del dovere di diligenza ai sensi dell'articolo 1176 c.c., mantenendo la responsabilità diretta del professionista anche per i contenuti generati mediante strumenti tecnologici.
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Cosa Aspettarsi: Verso la Standardizzazione
Si attende l'emanazione di linee guida specifiche da parte dell'AgID e del Garante per la protezione dei dati personali per chiarire le modalità di utilizzo dei modelli linguistici di grandi dimensioni (Large Language Models, LLM). Gli studi legali dovranno investire nella formazione per far sì che la trasparenza costituisca un fattore di qualità professionale anziché un mero adempimento formale.
Riferimenti: Regolamento (UE) 2024/1689Legge 132/2025Articolo 1176 c.c.Articolo 26 Codice Deontologico ForenseArticolo 50 AI Act

Domande frequenti
L'avvocato deve sempre dichiarare l'uso dell'AI al cliente?
Sì, ai sensi dell'articolo 7 della Legge 132/2025, l'eventuale ausilio di sistemi di AI deve essere espressamente indicato nell'atto di conferimento dell'incarico professionale.
La dichiarazione di uso dell'AI limita la responsabilità professionale?
No. Il principio della riserva di umanità stabilito dalla Legge 132/2025 e l'articolo 1176 c.c. confermano che l'avvocato rimane pienamente responsabile della correttezza degli atti, a prescindere dall'impiego di strumenti tecnologici.
Cosa rischia lo studio che non informa correttamente sull'uso di chatbot?
Lo studio rischia l'irrogazione di sanzioni amministrative da parte delle autorità nazionali competenti (AgID e ACN) per violazione dell'articolo 50 dell'AI Act, oltre ad addebiti di natura deontologica e contestazioni per violazione della disciplina in materia di protezione dei dati personali.
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