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Checklist: come validare l'output dell'AI prima di utilizzarlo in un atto

3 min di lettura · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa

L'adozione dell'intelligenza artificiale negli studi legali è in costante crescita: una quota significativa di avvocati italiani ne fa uso quotidianamente, come evidenziato da recenti analisi di settore. Ciononostante, l'impiego dell'AI richiede una costante supervisione umana (il principio cosiddetto human-in-the-loop) per assicurare la correttezza tecnica e il rispetto dei doveri deontologici nella redazione degli atti. In questo contesto, l'adozione di una rigorosa checklist di validazione appare indispensabile per prevenire errori idonei a fondare una responsabilità civile, disciplinare o processuale aggravata.

In sintesi

L'impiego dell'AI nella redazione degli atti richiede una costante supervisione umana (human-in-the-loop) per garantire la piena conformità deontologica e tecnica. L'art. 4 del Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) impone idonei standard di alfabetizzazione, laddove la responsabilità civile, processuale e disciplinare rimane integralmente in capo al professionista. La puntuale verifica delle citazioni su banche dati ufficiali quali SentenzeWeb o Normattiva previene il rischio delle cosiddette allucinazioni e l'applicazione delle sanzioni ex art. 96 c.p.c. per responsabilità aggravata. L'informativa al cliente e l'utilizzo di server europei conformi al GDPR garantiscono la tutela del segreto professionale e la trasparenza algoritmica, in linea con gli orientamenti del CNF.

  1. 1.

    Prevalenza del lavoro intellettuale

    In conformità ai principi cardine della responsabilità professionale, l'apporto intellettuale dell'avvocato deve mantenersi prevalente rispetto all'impiego dell'AI. La paternità dell'atto e la relativa responsabilità civile e deontologica ricadono interamente sul professionista, senza alcuna possibilità di traslare la colpa sul fornitore del software.

  2. 2.

    Verifica rigorosa delle citazioni

    I riferimenti normativi e giurisprudenziali devono essere puntualmente verificati consultando banche dati ufficiali quali SentenzeWeb o Normattiva. Le analisi condotte da edit.legal evidenziano come il rischio delle cosiddette allucinazioni normative costituisca il principale ostacolo alla validazione dell'atto, rendendo imprescindibile il riscontro diretto sulle fonti primarie.

  3. 3.

    Supervisione umana obbligatoria

    In linea con le migliori prassi e con gli indirizzi istituzionali, ciascun output generato dall'AI deve essere sottoposto a una rigorosa verifica umana (human-in-the-loop). Tale presidio è fondamentale per scongiurare fenomeni di atrofia cognitiva e garantire che le fasi analitica e argomentativa della redazione restino integralmente in capo all'avvocato, senza deleghe sconsiderate al sistema automatizzato.

  4. 4.

    Obbligo di informativa al cliente

    È doveroso informare il cliente circa l'impiego di sistemi di AI nello svolgimento dell'incarico professionale, in ottemperanza ai doveri di correttezza e trasparenza. A tal fine, occorre conformarsi alle indicazioni, ai pareri e ai documenti di indirizzo emessi dal Consiglio Nazionale Forense (CNF).

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    5.

    Alfabetizzazione in materia di AI e gestione dei rischi

    L'art. 4 del Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) impone ai professionisti l'obbligo di assicurare un livello di alfabetizzazione in materia di AI adeguato e proporzionato al contesto d'uso. La comprensione dei limiti tecnici dei modelli linguistici generalisti è essenziale per individuare incoerenze logiche, falsi storici o inesattezze nelle ricostruzioni normative.

  6. 6.

    Gestione dei dati e infrastrutture europee

    Il professionista è tenuto a verificare che le informazioni inserite nei prompt non violino l'obbligo di segreto professionale. Il Garante per la protezione dei dati personali ha più volte ribadito l'importanza della trasparenza algoritmica e della tutela della riservatezza, rendendo imprescindibile l'adozione di infrastrutture europee perfettamente conformi al GDPR.

  7. 7.

    Prevenzione della responsabilità processuale aggravata

    L'impiego improprio o acritico dei sistemi di AI espone a sensibili rischi sul piano processuale, con potenziale applicazione delle sanzioni previste dall'art. 96 c.p.c. in materia di responsabilità aggravata per lite temeraria, specie in presenza di citazioni giurisprudenziali inesistenti. La scrupolosa validazione finale dell'atto rappresenta l'unico strumento idoneo a prevenire pregiudizi economici e disciplinari.

  8. 8.

    L'adozione di uno strumento dotato di verifica integrata snellisce notevolmente la procedura manuale di controllo. edit.legal offre il riscontro automatico delle citazioni su oltre un milione di provvedimenti ufficiali della Corte di Cassazione e della Gazzetta Ufficiale, garantendo il controllo in tempo reale delle fonti normative e giurisprudenziali all'interno dell'editor.

Avv. Federico Papa
Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa·ICAMContenuto redatto con il supporto dell'AI e sottoposto a verifica redazionale sulle fonti. Nonostante i controlli, possono residuare imprecisioni: segnalazioni e richieste di rettifica sono benvenute. Segnala una rettifica

Domande frequenti

Quali sono le sanzioni amministrative previste dall'AI Act per i professionisti?

Le sanzioni amministrative delineate dal Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) sanzionano l'inosservanza degli obblighi di governance, trasparenza e conformità dei sistemi tecnologici. L'eventuale errore di merito contenuto nell'atto giudiziario, riconducibile alle cosiddette allucinazioni dell'AI, ricade invece nell'ambito della responsabilità civile, disciplinare o processuale dell'avvocato.

È obbligatorio citare l'uso dell'AI negli atti?

Sebbene non sussista un generale obbligo di disclosure negli atti giudiziari, i doveri deontologici di correttezza e trasparenza impongono al professionista di informare il cliente circa l'impiego di tecnologie che incidano in modo rilevante sull'esecuzione della prestazione professionale.

Come posso assicurarmi che i dati trattati dall'AI siano sicuri?

È necessario impiegare sistemi che garantiscano la clausola di no-training (ossia la mancata utilizzazione dei dati immessi per l'addestramento dei modelli) e ricorrere a server ubicati all'interno dell'Unione Europea, in conformità al GDPR. edit.legal adotta un'infrastruttura europea progettata per tutelare integralmente il segreto professionale e la riservatezza delle informazioni trattate.

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