Guida pratica

Come redigere il Modello di organizzazione, gestione e controllo 231 con l'AI

3 min di lettura · Aggiornato a settembre 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa

Il Modello di organizzazione, gestione e controllo costituisce lo strumento fondamentale per prevenire la responsabilità amministrativa degli enti derivante da reato, ai sensi dell'art. 6 del D.Lgs. 231/2001. Attraverso l'adozione e l'efficace attuazione del Modello, l'ente può beneficiare dell'esimente da responsabilità qualora vengano commessi reati nell'interesse o a vantaggio della società. La funzione principale del documento è definire presidi di controllo idonei a ridurre il rischio di commissione dei reati presupposto e tipizzare le regole di condotta aziendali. La sua efficacia vincola sia i soggetti apicali sia quelli sottoposti all'altrui direzione, garantendo un sistema di compliance integrato e verificabile.

In sintesi

Il Modello di organizzazione, gestione e controllo ex art. 6 D.Lgs. 231/2001 previene la responsabilità amministrativa da reato degli enti. La redazione supportata dall'AI richiede l'analisi della governance, la mappatura delle attività a rischio e l'individuazione dei reati presupposto. Il sistema integra protocolli per la segregazione delle funzioni e la tracciabilità delle operazioni. L'Organismo di Vigilanza (OdV) esercita autonomi poteri di controllo. L'efficacia esimente dipende dall'approvazione del Consiglio di Amministrazione, dall'adozione di un sistema sanzionatorio proporzionato e dalla formazione certificata dei destinatari.

I passaggi

  1. 1.

    Analisi del contesto aziendale

    L'attività prende avvio dall'esame della struttura organizzativa, della governance e dei processi operativi dell'ente. Occorre ricostruire l'assetto societario, il sistema delle deleghe gestionali e dei poteri di firma per comprendere i processi decisionali. Questa fase preliminare consente di calibrare il Modello sulle effettive dimensioni e sulla specificità dell'azienda, evitando l'adozione di documenti standardizzati e inefficaci.

  2. 2.

    Mappatura delle aree a rischio

    Occorre individuare le attività aziendali nel cui ambito sussiste il rischio di commissione dei reati presupposto contemplati dal decreto. Per ciascun processo sensibile si devono analizzare le modalità operative e le vulnerabilità strutturali che potrebbero favorire condotte illecite. Questo passaggio è essenziale per garantire la validità del Modello ai sensi dell'art. 6, comma 2, lett. a), del D.Lgs. 231/2001.

  3. 3.

    Definizione dei protocolli di controllo

    Per ciascuna area a rischio individuata occorre predisporre specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente. Tali procedure devono assicurare la segregazione delle funzioni, la tracciabilità delle operazioni e la trasparenza dei flussi finanziari. I protocolli devono essere concreti e pienamente operativi per garantirne l'efficacia esimente in sede giudiziaria.

  4. 4.

    Istituzione dell'Organismo di Vigilanza

    La società deve affidare a un organo dell'ente, dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, la vigilanza sul funzionamento e sull'osservanza del Modello. L'Organismo di Vigilanza (OdV) deve possedere i requisiti di onorabilità, professionalità, indipendenza e continuità d'azione necessari per l'espletamento dei propri compiti. Risulta indispensabile strutturare flussi informativi periodici e tempestivi verso l'OdV per consentire un costante monitoraggio.

  5. 5.

    Strutturazione del sistema sanzionatorio

    Il Modello deve prevedere un sistema sanzionatorio idoneo a punire l'inosservanza delle misure stabilite nel documento stesso. Le sanzioni devono essere proporzionate alla gravità delle violazioni e conformi alla contrattazione collettiva e allo Statuto dei Lavoratori. La capacità dissuasiva del sistema sanzionatorio costituisce un requisito imprescindibile per l'idoneità del Modello ex art. 6 del D.Lgs. 231/2001.

  6. 6.

    Approvazione e diffusione del Modello

    L'adozione del Modello deve avvenire mediante delibera formale dell'organo di amministrazione, di norma il Consiglio di Amministrazione. Successivamente, il Modello va diffuso a tutti i destinatari, inclusi dipendenti e partner commerciali, tramite idonea formazione e comunicazioni ufficiali. La tracciabilità dell'avvenuta formazione e diffusione è indispensabile per attestare l'efficace attuazione del sistema preventivo.

Base giuridica: art. 6 D.Lgs. 231/2001art. 7 D.Lgs. 231/2001

La struttura del modello

Le sezioni che compongono l'atto, nell'ordine canonico. Il modello completo si apre e si compila direttamente in edit.legal.

  1. Premessa e finalità

    Descrizione delle finalità del Modello e del quadro normativo disciplinante la responsabilità amministrativa degli enti.

  2. Ambito e destinatari

    Individuazione dei soggetti tenuti al rispetto del Modello, dai vertici aziendali ai collaboratori esterni.

  3. Mappatura dei rischi-reato

    Analisi delle aree e delle attività sensibili, con specifica indicazione dei reati presupposto rilevanti per l'ente.

  4. Protocolli e presidi di controllo

    Definizione delle procedure operative e della gestione dei flussi finanziari per prevenire la commissione dei reati.

  5. Organismo di Vigilanza

    Disciplina della composizione, dei requisiti e dei poteri attribuiti all'Organismo di Vigilanza.

  6. Sistema disciplinare

    Tipizzazione delle sanzioni ed elenchi delle sanzioni applicabili in caso di violazione delle prescrizioni del Modello.

  7. Adozione e aggiornamento

    Procedura di formalizzazione del Modello e criteri per la sua revisione e il suo adeguamento periodico.

Errori da evitare

  • Adozione di modelli preconfezionati e non personalizzati, inidonei a riflettere le concrete aree di rischio dell'ente e pertanto inefficaci in sede penale.
  • Mancata nomina di un Organismo di Vigilanza dotato di effettiva indipendenza o provvisto di risorse finanziarie e operative adeguate al proprio mandato.
  • Assenza di flussi informativi documentati verso l'OdV, con conseguente impossibilità di provare l'effettivo esercizio dell'attività di vigilanza.
  • Mancato aggiornamento del Modello a fronte di riassetti organizzativi rilevanti o dell'introduzione di nuovi reati presupposto nell'ordinamento.

Domande frequenti

Il Modello 231 è obbligatorio per tutte le società italiane?

L'adozione del Modello è facoltativa, ma rappresenta l'unico strumento previsto dall'ordinamento per escludere la responsabilità amministrativa dell'ente nel caso in cui vengano commessi reati da parte di soggetti apicali o sottoposti.

Qual è il ruolo dell'Organismo di Vigilanza nel Modello 231?

L'OdV ha il compito di vigilare sul funzionamento e sull'osservanza del Modello, di curarne il costante aggiornamento e di riferire all'organo di amministrazione, operando con autonomi poteri di iniziativa e controllo.

Cosa si intende per reati presupposto?

Sono le fattispecie di reato tassativamente individuate dal D.Lgs. 231/2001 (tra cui reati contro la Pubblica Amministrazione, reati societari e reati ambientali) la cui commissione può comportare la responsabilità amministrativa ed economica dell'ente.

Avv. Federico Papa
Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa·ICAMContenuto redatto con il supporto dell'AI e sottoposto a verifica redazionale sulle fonti. Nonostante i controlli, possono residuare imprecisioni: segnalazioni e richieste di rettifica sono benvenute. Segnala una rettifica

Cosa automatizza edit.legal

  • —Mappatura dinamica dei reati presupposto, costantemente allineata all'evoluzione normativa del D.Lgs. 231/2001.
  • —Generazione automatizzata di protocolli di controllo e flussi informativi verso l'OdV calibrati sull'organigramma aziendale.
  • —Verifica immediata della coerenza del sistema sanzionatorio interno con la disciplina lavoristica e i contratti collettivi.

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