Il caso spiegato
Legittimità e natura della Fondazione Milano-Cortina 2026: tra diritto privato e controllo pubblico
6 min di lettura · Aggiornato a luglio 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa
L'indagine sulla Fondazione Milano-Cortina 2026 ha sollevato un dibattito di centrale rilevanza sulla natura giuridica degli enti preposti all'organizzazione di grandi eventi. Secondo quanto riportato dagli organi di informazione tra il 2024 e il 2025, l'attenzione della magistratura si è concentrata sulla possibile qualifica di organismo di diritto pubblico attribuibile a un ente formalmente privato, con i conseguenti obblighi in materia di evidenza pubblica e di responsabilità penale dei dirigenti. In questo approfondimento ricostruiremo i termini della vicenda giudiziaria, esaminando la fattispecie di corruzione e turbativa d'asta applicabili al contesto delle fondazioni partecipate. Infine, presenteremo un caso gemello ipotetico per illustrare come i criteri della giurisprudenza possano comportare l'attribuzione della qualifica di incaricato di pubblico servizio ad amministratori di enti privati.

In sintesi
L'articolo analizza l'indagine sulla Fondazione Milano-Cortina 2026 per corruzione e turbativa d'asta. Il fulcro del caso risiede nella natura di organismo di diritto pubblico dell'ente, che comporterebbe l'obbligo di adottare procedure di evidenza pubblica. Attraverso l'esame del Codice dei Contratti Pubblici e delle norme penali, si delineano le responsabilità dei vertici e le lezioni operative per la gestione degli enti ibridi pubblico-privati.
Il fatto
La vicenda nasce da un'inchiesta della Procura di Milano che, secondo quanto riportato da testate quali Il Sole 24 Ore, Il Giorno e Sky TG24, ha ipotizzato irregolarità nell'affidamento di servizi tecnologici e digitali per le Olimpiadi invernali.
Al centro degli accertamenti, tuttora nella fase delle indagini preliminari, figurano l'ex CEO Vincenzo Novari e alcuni imprenditori del settore IT. L'ipotesi accusatoria è che la scelta dei fornitori sia avvenuta dietro promessa di utilità e in violazione delle norme a tutela della concorrenza.
L'impostazione degli inquirenti si fonda sul presupposto che la Fondazione, pur costituita in forma privatistica, operi di fatto come un'articolazione della Pubblica Amministrazione, gestendo risorse e interessi di rilievo nazionale protetti dallo Stato.

Le norme in gioco
I cardini normativi della vicenda sono l'art. 319 c.p., che punisce la corruzione propria (l'accordo volto a compiere atti contrari ai doveri d'ufficio), e l'art. 353 c.p., in materia di turbata libertà degli incanti, che sanziona chiunque impedisca o turbi il regolare svolgimento delle gare.
Un ruolo centrale assume il D.Lgs. 36/2023 (Codice dei Contratti Pubblici), che definisce la figura dell'organismo di diritto pubblico: un ente che, pur avendo veste privatistica, è istituito per soddisfare bisogni di interesse generale ed è soggetto a finanziamento o controllo pubblico. Infine, il D.L. 16/2020 disciplina l'organizzazione dei Giochi, prevedendo specifiche forme di vigilanza da parte della Corte dei Conti.
Cosa dice la giurisprudenza
La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che la natura privatistica di un ente non è sufficiente a escludere la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio per i suoi esponenti. Secondo l'orientamento consolidato, ciò che rileva è la concreta funzione esercitata.
In ambito amministrativo, i giudici applicano costantemente la regola del cosiddetto substance over form, stabilendo che le fondazioni istituite per gestire risorse pubbliche devono conformarsi alle procedure di gara a tutela della trasparenza e della parità di trattamento tra i concorrenti.
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Cosa insegna ai professionisti
L'analisi dello scenario delineato offre importanti indicazioni operative:
- Verifica sostanziale: occorre valutare la natura dell'ente al di là della qualificazione statutaria di soggetto privato.
- Compliance preventiva: è opportuno adottare procedure di evidenza pubblica anche all'interno di enti a struttura mista.
- Mappatura dei rischi: è necessario individuare tempestivamente i soggetti che possono assumere la qualifica di incaricati di pubblico servizio, ai fini di un'adeguata conformazione dei Modelli 231.
Riferimenti: Articolo 319 Codice PenaleArticolo 353 Codice PenaleD.Lgs. 36/2023 (Codice dei Contratti Pubblici)D.L. 16/2020 (Decreto Olimpiadi)D.Lgs. 33/2013 (Decreto Trasparenza)
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Domande frequenti
Quali sono le pene previste per la corruzione e la turbativa d'asta?
La corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319 c.p.) è punita con la reclusione da 6 a 10 anni. Per la turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.) la pena edittale va da 6 mesi a 5 anni. Il trattamento sanzionatorio concreto varia in funzione delle circostanze attenuanti o aggravanti applicabili.
Quando una fondazione privata diventa un organismo di diritto pubblico?
Ai sensi del Codice dei Contratti Pubblici, una fondazione costituisce un organismo di diritto pubblico quando è dotata di personalità giuridica, è istituita per soddisfare specifiche esigenze di interesse generale non aventi carattere industriale o commerciale e soddisfa il requisito dell'influenza pubblica dominante, mediante finanziamento prevalente o controllo gestionale da parte dello Stato o di enti locali.
Cosa rischia un dirigente di una fondazione partecipata in caso di indagine?
Oltre alle sanzioni penali all'esito del giudizio, il dirigente sottoposto ad indagini può essere destinatario di misure cautelari personali o interdittive e di provvedimenti di sequestro preventivo dei beni. Risulta pertanto fondamentale verificare la conformità dei processi aziendali ai principi di trasparenza sin dalla fase delle indagini preliminari.
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